Caffè, motivazione e autostima: tre complici perfetti

Caffè, motivazione e autostima: tre complici perfetti

Come diceva il celebre imprenditore statunitense Henry Ford: “Che tu creda di farcela o no…avrai sempre ragione!”

Questa affermazione, famosa già dai primi del ‘900, in psicologia non è altro che il principio della “profezia che si auto-avvera”, uno dei pilastri su cui si fonda la formazione emotivo-relazionale in tema di motivazione.

Se ci pensate, il nostro atteggiamento (leggasi: motivazione) nell’agire è talmente in grado di influenzare il comportamento che mettiamo in atto, da determinare o meno il raggiungimento dell’obiettivo che ci eravamo prefissati. Per questo motivo, è facilmente intuibile come accostarsi a un’impresa, seppur ardua, con la convinzione di riuscire a portare a casa il risultato può determinarne la buona riuscita e, in quel caso, sarete in grado di dire: ”Visto? L’avevo detto che ci sarei riuscito!”. Analogamente, partire già con la convinzione di uscirne perdenti contribuirà molto probabilmente al vostro insuccesso e vi consentirà di dire: “Avevo ragione, non ce la potevo fare…”.

Il corollario della motivazione, o meglio la risorsa interiore che ci permette di trovare e mantenere la spinta necessaria e sufficiente a raggiungere i nostri obiettivi a breve o lungo termine, è l’autostima che possediamo. Ci conosciamo abbastanza?

Sappiamo esattamente quali sono i nostri punti di forza? Siamo consci delle nostre criticità?

Solo se diamo tre risposte affermative a questi interrogativi, possiamo ritenere di possedere un’autostima adeguata e quindi possiamo ragionevolmente aspettarci di essere correttamente motivati a raggiungere i nostri traguardi. Purtroppo però, non sempre è così, anzi. Nella stragrande maggioranza dei casi – e mi riferisco anche a piccole banalità quotidiane, non necessariamente a situazioni critiche o problemi insormontabili- proprio il fatto di non credere sufficientemente nelle nostre possibilità, ci fa ricorrere a stratagemmi per rafforzare il convincimento di potercela fare. Un esempio? Il famoso “non è vero ma ci credo” che tutti una volta nella vita abbiamo pronunciato: l’oroscopo! Se dobbiamo affrontare una prova e casualmente la mattina leggiamo che in quel giorno tutto andrà a gonfie vele, beh… un po’ più a cuor leggero quella prova l’affrontiamo!

La tentazione di affidarci a fattori esterni a noi, delegando loro il potere di supportarci in quello che da soli non riusciremmo mai a fare, attribuendo talvolta a loro proprietà straordinarie, senza le quali non saremmo in grado di cavarcela, è forte, ma soprattutto è umana.

Altro piccolo esempio, per entrare nel vivo del tema che ci sta sempre a cuore: il caffè

Quante volte concentriamo le nostre aspettative sui miracolosi poteri della tazzina di espresso? Mi da coraggio, mi da forza, mi tiene sveglio, mi tranquillizza, mi rilassa…il tutto, a seconda delle esigenze, prima di intraprendere una certa azione. Sì, innegabilmente il caffè, come sostanza, esercita degli effetti sul nostro corpo che sono testati e verificabili, ma la spinta che ci fa muovere, il desiderio di agire, la determinazione, l’emotività, sono nostre e ci appartengono a prescindere.

L’influenza che riteniamo abbia su di noi il sorseggiare un caffè, è quel qualcosa in più, una specie di copertina di Linus, alla quale ci affidiamo come fossimo ancora bambini, perché ci piace credere di avere un sostegno, un alleato, un genio della lampada che corra in nostro soccorso, un jolly da giocare nei momenti difficili. Tra i bisogni dell’Uomo, quello a cui forse non potrà mai rinunciare è il bisogno di sognare e di pensare che i propri sogni possano realizzarsi.  Ma se a volte non è così forte da credere di potercela fare da solo, se per convincersene anche bere un buon caffè gli è d’aiuto, perché negargli questa possibilità? “L’importante, è riuscire a levare la parola non,dalla frase non posso”. (Samuel Johnson cit.)

 

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