Caffè tecnologico: lo specchio dei tempi

Caffè tecnologico: lo specchio dei tempi

Come sta cambiando la nostra vita con la tecnologia?

Credo che a nessuno di noi sia sfuggito come, negli ultimi decenni, ci sia stata un’accelerazione nel campo tecnologico e soprattutto nel mondo digitale, che ha inevitabilmente modificato le nostre vite. In meglio? In peggio? Chi può dirlo…?

Le opinioni sono discordanti e, come sempre, si formano in base alla preparazione culturale, all’età, agli schemi mentali, agli stereotipi e ai pregiudizi di chi le esprime. Non sta quindi a noi sindacare sul singolo pensiero di approvazione o di critica all’uso della tecnologia, ma una piccola disamina sullo status attuale del rapporto che abbiamo con i mezzi di comunicazione, soprattutto i social, mi sembra utile farla.

Innanzitutto: perché ne parliamo a proposito del caffè? Abbiamo più volte ricordato in questa rubrica il significato che assume il sorseggiare una tazzina di caffè, ma anche il valore socio-culturale di questa abitudine, l’uso strumentale che inconsapevolmente ne facciamo per prenderci il tempo di pensare, per tirare un sospiro di sollievo, fare una pausa, per riacquistare lucidità nel risolvere un problema,  per ascoltare un amico o confidarci con lui, per rilassarci o, al contrario, per darci sostegno prima di affrontare una prova impegnativa. Ebbene: a tutto ciò, possiamo oggi aggiungere un’altra caratteristica del nostro “rito del caffè”.  Anch’esso al passo con i tempi, anch’esso influenzato dalla tecnologia e dall’innovazione, ha assunto un’ulteriore valenza: quella di fungere da specchio dei tempi, aiutandoci ancora una volta nel tentativo di analizzare chi siamo e soprattutto come viviamo.

In una società che, non senza un perché, viene definita “dell’apparire”, come poteva proprio il caffè restare estraneo alla tentazione di “mostrarsi”, anziché accontentarsi di venire apprezzato per la sua essenza?

Avrete sicuramento notato che in molti bar si è da tempo aperta una vera e propria gara alla migliore decorazione di caffè e cappuccini. Nelle tazzine compaiono scritte, florilegi, disegnini, che colpiscono l’avventore più dell’aroma di ciò che sta degustando. A Londra è recentemente nato il primo “Selfie Cafè”, un bar dove il cliente può scattarsi un selfie e farsi poi “stampare” la propria faccia sul cappuccino che ordina (da cui il nome selfieccino). Operazione di marketing? Probabilmente sì, ma basata in ogni caso sulla consapevolezza dell’influenza che hanno le emozioni provate sulle nostre scelte.

Anche al bar quindi, l’aspetto estetico è diventato fondamentale, esattamente come lo è diventato nella società attuale. Attenzione però: coltivare la bellezza non è un peccato, tutt’altro. Il gusto per ciò che è bello e raffinato non può che far bene al nostro spirito e alla nostra vita.

Il problema nasce quando si trasforma un particolare in un requisito essenziale senza il quale la persona o l’oggetto, perdono il proprio valore intrinseco.  Pensate a quanto sgomento generano nei ragazzini di oggi i mancati LIKE degli amici, quando pubblicano un post su Facebook. Pensate all’inadeguatezza provata dalle giovani adolescenti che non trovano riscontro tra il proprio corpo e quello esibito da modelle irraggiungibili nelle pubblicità. Un ragazzo può scrivere cose sagge anche senza che gli altri necessariamente le apprezzino; una giovane può essere splendida anche con una taglia o due in più. Un caffè può essere fantastico, anche senza riprodurre il nostro faccione in primo piano.

Attenzione quindi a non entrare in un bar e, davanti alla nostra tazzina, ritrovarci a dire: “caffè, caffè delle mie brame, chi è il più bello del reame?” Non è questo che conta!

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