Caffè: un indicatore di carattere

Caffè: un indicatore di carattere

Qualche anno fa, in occasione di un convegno il cui tema era l’accostamento (non azzardato!) di una figura come quella di Pico della Mirandola al mondo dei social network, avevo impostato il mio intervento sulla base di una particolare “strategia investigativa” da me messa a punto e denominata Cultural Profiling. Il termine è ovviamente mutuato dalla Criminologia (Criminal Profiling), ma l’obiettivo è diverso, non trattandosi qui dell’indagine su personalità criminali. Il concetto (declinabile in settori diversi, da quello storico a quello del marketing di settore) è questo: esattamente come dalla scena di un crimine si possono ricavare informazioni utili per indagare la personalità del possibile colpevole, allo stesso modo si può definire un personaggio, un’attività,  un prodotto, partendo non più dall’oggetto di studio, bensì leggendo ed analizzando gli elementi di contorno che ce ne parlano, ovvero: una ipotetica “scena del delitto” in campo culturale. Oltre che in ambito di studio e ricercaquindi (es. profilazione di personaggi storici) e di progettazione culturale (analisi e monitoraggio del mercato culturale), questa strategia si può applicare in ambito di Marketing e Neuromarketing.

Quanto può dirci di un prodotto il modo in cui una persona ne fruisce?

Un’infinità di cose!

Pensate solo ai vari tipi di caffè che esistono al bar (in particolare faccio riferimento alla mia città, Trieste, dove il numero di varianti dell’espresso al bar è davvero da Guinness dei primati!): la scelta del cliente spazia in un ventaglio di offerte. Più la richiesta sarà dettagliata e puntigliosa, più vi potrete fare un’idea della personalità del fruitore.

E il modo in cui si assapora il caffè?

In piedi, al volo, ingurgitandolo; al banco, tranquillamente, chiacchierando con il barista; seduti, assorti nei propri pensieri, mescolando infinite volte lo zucchero nella tazzina (a volte senza nemmeno metterlo!). Oppure richiedendo le diverse varianti: macchiato freddo, macchiato caldo, lungo, ma non troppo, americano, ma non con troppa acqua, in bicchiere e non in tazzina, col cacao sopra, col cacao dentro…e via dicendo. Sembrano dettagli da poco, ma sono al contrario indicatori importanti della persona che stiamo osservando. Ne possiamo dedurre il carattere, le problematiche, probabilmente il tipo di attività, il livello culturale, l’emotività.

E tutto questo a cosa ci serve?

Ad esempio, in un’ottica di marketing, può farci capire chi sono i nostri clienti e, di conseguenza, come coccolarli, come fidelizzarli, come soddisfare le loro aspettative, come farli identificare nel nostro prodotto, con che tipo di messaggi pubblicitari raggiungerli, conquistandoli e non infastidendoli. Ma al di là delle finalità di vendita, proviamo ogni tanto ad osservare il nostro vicino, a interessarci a lui, a cercare di capire chi abbiamo accanto, come si muove, cosa pensa, non per mera curiosità o per desiderio spasmodico di criticare… semplicemente per migliorare la qualità della nostra vita di relazione. Ognuno di noi, senza accorgersene, in ogni momento, esprime se stesso e manda dei segnali, il problema è che quasi mai siamo preparati a coglierli.

Bene, quale occasione migliore allora, della degustazione di un buon caffè al bar, per trasformarci tutti in piccoli Sherlock Holmes?

 

 

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