Emozioni e caffè: dal “caffè sospeso” al “caffè rubato”

Emozioni e caffè: dal “caffè sospeso” al “caffè rubato”

Conosciamo senz’altro tutti l’antica tradizione napoletana di lasciare un caffè pagato al bar per un cliente che non se lo può permettere. Quella del caffè sospeso è un’usanza tornata recentemente di moda, a causa anche delle problematiche economiche che sta attraversando il nostro Paese.

Se parliamo di emozioni, quindi, un simile gesto non può che generare gioia, in chi lo riceve e, contemporaneamente, dimostra un buon livello di empatia in chi lo compie.

Ma cos’è accaduto di nuovo in questi mesi nelle nostre vite?

Perché gioia ed empatia sono sempre più rare?

Cosa ha modificato le nostre abitudini e condizionato i nostri gesti e i nostri comportamenti? L’arrivo di un ospite indesiderato, di un nemico invisibile che non indossa divisa, ma è in grado di seminare paura, diffidenza, incertezza, ostilità, sospetto anche nelle persone più socievoli ed estroverse. Si chiama Covid-19 ed ha letteralmente rivoluzionato anche i nostri stili relazionali. Il periodo che sta per arrivare, solitamente era il più atteso e il più felice dell’anno, quello in cui sfoderavamo il nostro Io bambino e per un attimo cercavamo di dimenticare i problemi e le difficoltà della vita di tutti i giorni.

Quest’anno invece c’è un’inversione di tendenza: non sarà il Natale ad infondere in tutti noi il suo spirito gioioso, ma sarà lui ad essere contagiato (parola quanto mai sgradita!) dalla nostra malinconia. Niente festeggiamenti in gruppo, niente strade invase da musiche che accompagnano gli acquisti, niente assembramenti di bambini che consegnano la letterina a Babbo Natale davanti ai negozi di giocattoli, niente invasioni dei centri commerciali. Nemmeno il gusto di poterci sedere al tavolino di un bar, per scambiarci gli auguri con gli amici. Anzi, i pochi bar aperti oggi ti danno sì l’opportunità di gustare il tuo caffè, ma te lo servono in un bicchierino di cartone che devi portare all’esterno del locale, costringendoti ad assaporare la tua consumazione in piedi o, nel migliore dei casi, su una panchina, al tepore che solo il mese di dicembre sa offrire. Beviamo il caffè con l’emozione pari quasi a quella di un bambino che ha rubato la marmellata e, titubante, si guarda in giro per vedere se la mamma l’ha colto in fallo. Così noi, con circospezione, volgiamo lo sguardo intorno per vedere se la panchina è libera, se il metro di distanza dall’eventuale vicino è rispettato, se qualcuno ha notato che ci siamo levati la mascherina.

Il nostro caffè non è più sospeso…sembra quasi rubato! Ma a tutto c’è rimedio, è sempre possibile ridare un pizzico di umanità al nostro Natale, anche in tempo di distanziamento sociale. Ipotizziamo la scena: uscendo dal bar, con il nostro caffè in mano, ci imbattiamo nello sconsolato Babbo Natale di cui sopra, quello che attende invano, fuori dal negozio di giocattoli, la frotta di bambini pronti a consegnargli la letterina. Lo guardiamo e pensiamo che anche noi, pur non essendo bambini, abbiamo qualcosa da offrirgli e da condividere con lui. Gli porgiamo il nostro caffè e, in un istante, abbiamo realizzato il miglior spirito di Natale che mai un acquisto o un cenone potrebbero garantirci: abbiamo dato e ricevuto, contemporaneamente, il dono di saperci e saper ancora emozionare. 

Auguri a tutti!

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