“Emozioni e caffè: La sorpresa”

“Emozioni e caffè: La sorpresa”

E’ da poco trascorsa la notte in cui la Befana ha lasciato appesa la sua calza nelle case dei bambini. Ve lo ricordate il momento, e l’emozione, in cui da piccoli andavate a sbirciare per vedere se era arrivata anche da voi e che cosa vi aveva portato in dono? Momenti impagabili che ognuno di noi ha fissato bene nella memoria, che ci accompagneranno per sempre negli anni in cui il disincanto avrà preso il posto della rimpianta ingenuità della nostra infanzia.

Ma cos’è che rendeva così belli e unici quei momenti?

La sorpresa! Lo stupore che riuscivamo a provare nello scoprire i regali, nello scartare i pacchetti, nel vedere che le nostre letterine erano andate a buon fine. E, più in là negli anni, la sorpresa si convertiva man mano in delusione, tristezza, malinconia, a volte rabbia, quando scoprivamo che Babbo Natale non esisteva, che la Befana era solo una bellissima favola, una leggenda che serviva a riabilitare il concetto di vecchiaia e rivisitava il concetto di bruttezza, sdoganandolo dallo stereotipo di “brutta e cattiva”. Sì, perché la sorpresa, una delle sei emozioni fondamentali che l’uomo prova, tra tutte, è senza dubbio la più particolare. Innanzitutto, è la più breve: dura un attimo, per poi convertirsi, come dicevo poc’anzi, in un’emozione diversa: gioia per il regalo ricevuto, o delusione, rabbia, tristezza, per una scoperta che non avremmo mai voluto fare.

In secondo luogo, può derivare da qualunque tipo di stimolo, uditivo, visivo, olfattivo, perché riguarda tutti i sensi. Qualunque cosa, quindi, venga vista, udita, odorata, toccata, assaporata, può generare in noi sorpresa. Se però abbiamo il tempo di fermarci a riflettere su cosa sta succedendo, ecco che la sorpresa scompare e lascia il posto alla nuova reazione emotiva.

Ma perché abbiamo bisogno di sorprenderci?

Sappiamo che tutte le emozioni rispondono ad una precisa finalità ed è questo il motivo per cui non si può parlare di emozioni giuste o sbagliate, buone o cattive. Ciò che di giusto o sbagliato esiste, è solo l’uso che noi ne possiamo fare. Relativamente alla sorpresa, possiamo senz’altro affermare che essa ha il potere, e lo scopo, di farci concentrare sulla novità e ci permette di attivarci determinando modificazioni nelle nostre attività, o scegliendo di modificare i progetti in corso, a seconda che la sensazione creata in noi sia di piacevolezza o di sgradevolezza. Facciamo un esempio concreto. A tutti noi piace rilassarci in momenti di svago e di gioco: chi non ha mai ceduto alla tentazione di farsi leggere il futuro da chi sa interpretare i fondi di caffè? Ebbene, sicuramente ciò che ci è stato “previsto”, avrà destato la nostra sorpresa, che si sarà velocemente tramutata in allegria, speranza, gioia o in preoccupazione, timore, tristezza… Ma siamo sempre noi, non dimentichiamolo, i responsabili di ciò che proviamo e di ciò che conseguentemente mettiamo in atto. Siamo tutti inevitabilmente attratti da ciò che è nuovo e inatteso (mettendo anche in preventivo la sua non piacevolezza), perché l’inatteso contraddice gli schemi abituali sui quali impostiamo la nostra vita, ci porta a rielaborare le nostre esperienze, mette in discussione le nostre certezze e ci permette così di ampliare le nostre conoscenze, modificare le nostre idee e imparare ad adattarci meglio alle situazioni nuove.

Sapersi sorprendere, quindi, è una qualità preziosa, Lasciamoci sorprendere e pensiamo alla sorpresa come a una grande opportunità di crescita. Lo stupore ci può spalancare le porte a visioni più ampie, che ci faranno intravvedere tutte le risorse e le capacità interiori di cui, senza forse saperlo, siamo in possesso per essere felici. Quando finiremo di sorseggiare il nostro caffè, quindi, guardiamo pure cosa sarà rimasto sul fondo della tazzina, ma ricordandoci che ciò che succederà dopo, dipenderà sempre e solo da noi. Responsabili del nostro destino, e felici.

Buon inizio d’anno a tutti!

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