“…giusto il tempo di un caffè…” per parlare di emozioni e ricordi.

“…giusto il tempo di un caffè…” per parlare di emozioni e ricordi.

L’estate 2020 la ricorderemo a lungo. Ognuno di noi la racconterà alle generazioni future in base ai propri ricordi e i ricordi saranno, indissolubilmente, legati alle emozioni provate. Ci sarà, così, chi tramanderà l’immagine di un’estate di paura, di diffidenza e sospetto, raccontando di un ombrellone piantato in spiaggia troppo vicino al suo; chi parlerà di noia, per non aver potuto trascorrere, come d’abitudine, le serate in discoteca o in qualche affollata festa di Ferragosto, ballando con gli amici, senza limitazioni; chi descriverà la gioia provata nel sapere che, dopo mesi di forzato isolamento, si poteva liberamente andare in vacanza in una regione diversa dalla propria e chi ricorderà la tristezza subentrata alla notizia della ripresa dei contagi. I ricordi, già… 

Ma che ruolo hanno, nella nostra vita, i ricordi?

Fondamentale. Sono la nostra memoria storica, la nostra essenza. Non solo parlano di noi in virtù di ciò che abbiamo fatto e vissuto, ma sono la cartina al tornasole di quello che proviamo a livello emozionale. Non illudiamoci, infatti, di ricordare tutto ciò che ci accade e, soprattutto, non pensiamo che solo ciò che tratteniamo nei nostri ricordi sia importante: esistono dei meccanismi, come la rimozione, o dei processi, come la falsificazione dei ricordi, che danno un quadro molto preciso di ciò che accade nel nostro cervello. La mente, a livello inconscio, agisce per garantirci equilibrio e stabilità e può, quindi, deformare nel tempo l’immagine di situazioni o accadimenti, piacevoli e non, senza che noi ce ne rendiamo nemmeno conto, per garantirci una forma di benessere interiore. Può accadere anche, in talune situazioni, di cadere vittime di manipolazione, come nel caso dei ricordi indotti, quando qualcuno, facendo leva sulla nostra emotività, ci induce a ricordare cose in realtà mai accadute, della cui veridicità noi però ci convinciamo a tal punto, da immedesimarci nel ricordo fasullo e pensare di riprovare addirittura la stessa emozione – mai provata! – di quel momento.  

“Ricordi quell’estate in cui, per un pelo, non ti sei ammalato a causa di quel tipo che ti tossiva addosso, senza mascherina?”

E noi, rimuginando, iniziamo a pensare che: “beh, sì, era l’estate del 2020, ero terrorizzato dal Covid, al bar c’erano molte persone, in piedi, al banco, ai tavolini, senza mascherina, qualcuno avrà senz’altro tossito, forse…può essere…”

Ecco, tra qualche decennio, quando magari saremo al bar a prendere un caffè con i nostri nipoti, potranno anche affiorare ricordi come questi, frutto involontario di stereotipi e luoghi comuni, divenuti realtà grazie all’immaginario collettivo e alla voglia di sentirsi protagonisti di qualche avventura. In fondo, il nostro cervello è una macchina meravigliosa e complessa, che però a volte ci gioca brutti scherzi.

Non fidiamoci quindi solo della nostra memoria e ricordiamoci sempre una regola fondamentale, per essere sicuri della nostra autenticità: “La mente <<mente>>, il cuore no!”

1 Comment

  • Giovanna de vecchi Posted 20 Settembre 2020 9:22 am

    Molto interessante

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