“…giusto il tempo di un caffè…” per parlare di Stereotipi e Pregiudizi

“…giusto il tempo di un caffè…” per parlare di Stereotipi e Pregiudizi

Il 9 febbraio 1954, a Palermo, nel carcere dell’Ucciardone, Gaspare Pisciotta viene avvelenato bevendo una tazzina di caffè.

Nel 1979, papa Giovanni Paolo I muore dopo solo 33 giorni di pontificato: sulla sua morte ci sono diverse teorie, tra cui una che sostiene che sia stato avvelenato con un caffè.

Nel 1986 viene messo del cianuro nel caffè di Michele Sindona.

E ancora, più recentemente:

in Puglia, 5 Dicembre 2014, viene condannata per tentato omicidio una donna che voleva avvelenare il marito con il caffè.

Nel dicembre 2017 a Nova Milanese un giovane stermina la famiglia, nonni e zia, mettendo del tallio nel loro caffè.

Nel gennaio 2020 a Livorno una coppia avvelena la madre di lui, facendole bere del caffè avvelenato.

E chissà quanti altri casi ancora potremmo citare…La storia è ricca di episodi come questi che ci narrano come, nel tempo, attorno a questa magnifica e diffusa bevanda internazionale, si sia venuto a creare un alone di mistero, di “giallo” o di “noir” come preferite, che l’hanno resa protagonista dei più efferati delitti. Certo, nessuno di noi, ai giorni nostri, penserebbe di diffidare del caffè in quanto tale, evitando di assumerlo per paura dei suoi effetti “venefici”, ma non è sempre stato così.

Lo storytelling che ha diffuso nei secoli la conoscenza del caffè, ci racconta infatti che nel ‘700, Re Gustavo III di Svezia, essendosi fatto l’idea che il caffè fosse una bibita mortale, lo fece somministrare in dosi abbondanti a due condannati. Dovette però ricredersi, perché nessuno dei due morì ed anzi, vissero entrambi oltre gli ottant’anni. Vedete come si fa presto a sdoganare una caratteristica negativa, associandola ad un oggetto, un luogo, un animale (il famoso “gatto nero”)?  La stessa cosa capita con gli Umani. Molto frequentemente, purtroppo, ci capita di sentir parlare di qualcuno in modo lesivo della sua reputazione, attribuendo alla persona in oggetto una fama a dir poco penalizzante, che le inibisce la possibilità di instaurare rapporti efficaci con i suoi simili, condannandola a una vita di relazione del tutto disfunzionale.

Ciò accade ogni qualvolta cadiamo vittima di quelli che chiamiamo stereotipi e pregiudizi. La Psicologia Sociale, che si occupa di studiare il comportamento dell’uomo in rapporto alla società in cui vive, e analizza quindi le forme di comunicazione sociale, i fenomeni di massa, l’opinione pubblica, il sistema sociale ed altri aspetti similari, ci spiega bene cosa significhino questi due termini.

Un pregiudizio è l’opinione preconcetta maturata non per conoscenza diretta di un fatto, di una persona o di un gruppo sociale, quanto piuttosto in base alle opinioni comuni o alle voci che aleggiano. Il “sentito dire”, per intenderci.

Uno stereotipo invece si basa generalmente sulla predilezione immotivata di un determinato punto di vista. E’ il caso in cui si assume una specifica posizione (raramente a favore, quasi sempre  contro) su di un argomento, un’ideologia o una persona, non in base alla forza degli argomenti che si possiedono, ma in base alla corrispondenza alle proprie idee preconcette.

Ed è qui che scatta il pericolo: rimanere imbrigliati in queste due trappole, non riconoscere e non saper quindi uscire dagli schemi mentali che ci condizionano, rischia non solo di rovinare la vita di qualcuno o qualcosa che probabilmente in modo ingiusto penalizziamo con i nostri pregiudizi e i nostri stereotipi (si pensi alle superstizioni, come quella di “portar male”) ma pregiudica fortemente anche la nostra  stessa vita di relazione.

Privarci della possibilità di accogliere, conoscere, approfondire, accontentandoci di sommarie informazioni assunte e diffuse senza consapevolezza e acquisizione di responsabilità, svilisce e vanifica la stessa essenza dell’essere umano che oltra alla razionalità può e deve vantare anche la capacità di empatia.

E poi, ci pensate? Se ci fossimo fermati alle idee preconcette di Re Gustavo III di Svezia…ci saremmo per sempre privati del piacere di berci una buona tazzina di caffè!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi contrassegnati con * sono obbligatori.

Phone: +39 031 280778
Fax: +39 031 282762
22030 Lipomo (CO)
Via Provinciale, 811