“…giusto il tempo di un caffè…” per scoprire le Emozioni: il Rimpianto

“…giusto il tempo di un caffè…” per scoprire le Emozioni: il Rimpianto

Continuiamo il nostro viaggio nelle emozioni magari mentre, nel silenzio del salotto o sul terrazzo di casa, ci sorseggiamo un buon caffè.

In questo periodo di isolamento forzato, abbiamo recuperato il gusto di tante piccole cose e, forse, provato nostalgia per qualcosa che, all’improvviso, ci siamo accorti non era più possibile fare: vedere un amico, abbracciarlo, passeggiare mano nella mano, correre con i nostri figli. Attenzione però a non confondere uno stato d’animo, come può essere appunto la nostalgia pensando ai bei tempi passati, con le emozioni, che sono reazioni a stimoli, ma  di minor durata e di maggiore intensità. In particolare, oggi parleremo del rimpianto.

Molto simile in apparenza alla nostalgia e, spesso proposto come alternativa al rimorso in un annoso e irrisolto quesito, il rimpianto gode in realtà di caratteristiche proprie molto precise. Innanzi tutto, viene annoverato tra le emozioni secondarie, ovvero quelle che l’essere umano non prova fin dalla nascita – come avviene con le emozioni primarie individuate da Paul Ekman che, ricordiamolo sono: paura, tristezza, gioia, disgusto, sorpresa e rabbia – ma inizia a sperimentare solo dal momento in cui acquisisce una sufficiente consapevolezza di sé. Sono infatti connesse con l’immagine che ognuno di noi ha di se stesso ed incidono non poco sulla nostra autostima, sull’autoefficacia, sulle relazioni sociali e, più in generale, sul funzionamento stesso della nostra personalità.

Per semplificare: sono quelle emozioni che il bambino inizia a provare, entro i due anni, quando riesce a riconoscere la sua immagine dentro lo specchio, quando incomincia a parlare usando i pronomi personali o quando interagisce anche in giochi di fantasia.

Ciò che risulta determinante, quindi, per provare un’emozione secondaria, è il grado di introspezione e di autocoscienza di cui si è dotati.

Ma ecco che qui iniziano i guai. Ritornando al nostro rimpianto, ciò che lo contraddistingue è l’essere correlato a un qualcosa di non fatto, a un’occasione perduta, a un’opportunità non colta. Molto distante e addirittura opposto, al rimorso, che prevede invece un pentimento o un senso di colpa per qualche azione od omissione deliberatamente commessa.

Più volte abbiamo sottolineato che qualunque emozione si provi è legittimo provarla. Meno adeguato può semmai essere l’uso che facciamo di ciò che proviamo. Nel caso di un rimpianto infatti, il grosso rischio è quello di rimanere intrappolati nel giudizio che diamo di noi stessi. Condannarci a posteriori per qualcosa di fatto o non fatto, non ha proprio alcun senso, in quanto si tratta di un dato immodificabile.

Il percorso da seguire è quello dell’accoglienza dell’errore, della nostra imperfezione o della semplice vulnerabilità da cui tutti siamo caratterizzati.  Accogliere non significa adagiarsi in una serena rassegnazione, bensì costruire le basi per un proficuo cambiamento di quegli aspetti di noi che desideriamo migliorare.

Gli strumenti per riuscirci si chiamano: consapevolezza, assunzione di responsabilità e sospensione del giudizio, parole che tradotte significano: non abbiate rimpianti per le occasioni perdute e non crocefiggetevi per averle lasciate andare…

Non rimanete intrappolati in un passato che non si può più cambiare, ma vivete appieno il qui e ora: il rimpianto vi può aiutare ad assumere piena consapevolezza di chi siete e di ciò di cui avete bisogno, ma non deve essere un freno alla vostra vita futura. E anzi, per non aggravare la situazione…alzatevi e correte a bervi un buon caffè, prima di rimpiangere di non averlo fatto!

Phone: +39 031 280778
Fax: +39 031 282762
22030 Lipomo (CO)
Via Provinciale, 811