“…giusto il tempo di un caffè…” per scoprire le Emozioni

“…giusto il tempo di un caffè…” per scoprire le Emozioni

Dietro queste semplici parole, “dai…giusto il tempo di un caffè!”, si cela uno dei nostri schemi mentali più inflazionati: quando una cosa non è poi così rilevante, possiamo dedicarle poco tempo e, analogamente, quando ci mettiamo poco a fare quella cosa il tempo è come se non contasse.  Passa senza lasciare il segno, come se non ce ne accorgessimo.

Ed è così che, quasi sempre, le cose più importanti, ci sfuggono via, vengono banalizzate e sottovalutate, buttate su alla meno peggio. Fateci caso: incontriamo per strada un amico dopo tantissimo tempo e desidereremmo chiacchierare un po’ con lui ma, come sempre, il tempo non c’è. Così, ci limitiamo a invitarlo a sorseggiare velocemente un caffè, nel primo bar che incontriamo, per scambiarci informazioni sulle nostre vite, come se il tempo trascorso potesse essere racchiuso in quella tazzina fumante che teniamo in mano. Oppure: abbiamo concluso un affare e non vediamo l’ora di tornare in ufficio per comunicarlo ai colleghi e proprio in quel momento veniamo trattenuti dal nostro cliente che, per sancire l’accordo, ci propone di rimanere ancora un momento, “giusto il tempo di un caffè!”. Potremmo quasi dire che, nella nostra quotidianità, il caffè si è trasformato da semplice alimento, addirittura in unità di tempo!

In entrambi questi casi, stiamo parlando di legami, di rapporti tra persone, di relazioni umane, quindi cosa c’è di più importante? Ecco dunque che l’importanza di un gesto viene commisurata con la lunghezza del tempo impiegato per compierlo.

A questo punto, vorrei proporre una riflessione…

Chi l’ha detto che il tempo necessario a prenderci un caffè non sia sufficiente a vivere comunque un’esperienza importante? Quante cose possono succedere in quei pochi istanti?

Quanti pensieri, sensazioni, emozioni possiamo provare tra un sorso e l’altro? Immaginiamo di essere soli, al bar, dopo aver ordinato un espresso. Ci astraiamo per un istante dalla confusione dei rumori e delle voci che ci circondano, e ci troviamo assorti nei nostri pensieri più intimi. Un attimo di malinconia…una sensazione che tutti abbiamo provato, senza necessariamente trovarci in un momento di difficoltà.  Cos’è la malinconia? Come tutti sappiamo, non necessariamente la malinconia ha un oggetto o una causa precisi, non è legata ad una situazione o a un ricordo, bensì è il desiderio di quel qualcosa di cui si sente dolorosamente la mancanza, pur non avendolo mai avuto. A cosa ci serve? E’ sempre negativa? Assolutamente no. Come diceva Victor Hugo, è “la gioia di sentirsi tristi” e, soprattutto se non scacciata immediatamente, può svolgere un ruolo molto importante come quello di generare creatività, in quanto ci consente di rivolgere lo sguardo dentro di noi e di liberare i nostri pensieri più profondi. E’ un momento di concentrazione su noi stessi, di intimità profonda, un attimo che riserviamo a noi stessi per ascoltarci, parlarci, accoglierci, coccolarci.

L’introspezione ci consente di rallentare un po’ i nostri ritmi, di respirare a fondo prima di proseguire, di rigenerarci. Non dobbiamo rammaricarci di provarla o esserne spaventati e   ricordiamo che in fondo dura… “giusto il tempo di un caffè!”.

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