“Il caffè mi rende nervoso…”Evviva il caffè!

“Il caffè mi rende nervoso…”Evviva il caffè!

Fin da piccoli ci hanno insegnato che “lasciarsi andare” non sta bene. Non è corretto manifestare le emozioni in pubblico, non è decoroso piangere, non è adeguato arrabbiarsi, non, non, non…. Ebbene: niente di più sbagliato.

Sono ormai molteplici gli studi che negli anni hanno dimostrato l’esatto contrario ed è la stessa scienza ad affermare che trattenere le emozioni può arrecare seri danni alla salute. Il solo fatto di provarle dimostra che il nostro cervello è programmato in tal senso e non c’è quindi alcun motivo per cercare di opporsi a esse o, ancor peggio, per soffocarle e reprimerle. Il grande equivoco è nato dalla confusione che si è sempre fatta tra “emozione” e “uso che si fa dell’emozione”.

Prendiamo ad esempio la paura: se noi non la provassimo, metteremmo probabilmente a repentaglio la nostra stessa vita, più e più volte al giorno. La paura è un’emozione che ci tutela, ci protegge, permette la sopravvivenza della specie ed è funzionale al proseguimento della vita. Altra cosa è l’uso che noi ne facciamo: qualora la paura ci bloccasse in ogni attività, ci paralizzasse, ci impedisse di vivere normalmente, sarebbe certamente disfunzionale al nostro benessere e al nostro stesso equilibrio.

Non esistono emozioni buone o cattive (altro luogo comune da sfatare!): ogni emozione ha un suo perché, è finalizzata a un obiettivo, correlato a uno specifico bisogno che noi in quel preciso istante manifestiamo, anche se talvolta a livello inconscio. Va quindi assolutamente evitato di “demonizzare” alcuni tipi di emozioni (paura, rabbia, malinconia, tristezza, per fare qualche esempio) che ci hanno insegnato a evitare perché ritenute “negative”. Al contrario! Pensate alla rabbia: sapete quali e quanti rischi si corrono nel trattenerla e reprimerla? Ne risentono circolazione, pressione sanguigna, apparato gastro-intestinale e, cosa ancora più grave, si può iniziare un percorso in discesa, che porta alla depressione (una rabbia non espressa, che la persona riversa su di sé).

Avete mai sentito l’espressione “esplosione di rabbia”? Ecco: questo è il tipico esempio di cattiva gestione di un’emozione. Se la rabbia, infatti, fosse stata espressa correttamente, ma ancor prima, se si fosse affrontato il tema del perché si stava provando rabbia, si sarebbe evitata una manifestazione emotiva inadeguata, l’esplosione appunto, che può facilmente degenerare e trasformarsi in conflitto. La rabbia ha come funzione quella di creare un’energia, strumentale alla rimozione di quello che noi riteniamo un ostacolo al nostro benessere (un torto, un’ingiustizia, un affronto, ecc.), quindi la strada non è evitare di provarla, bensì capirne le esatte motivazioni e trovare la giusta maniera per esprimerla.

Uno sviluppo adeguato della nostra Intelligenza Emotiva ci consente di riconoscere ciò che proviamo, di gestirlo e di trasferirlo empaticamente nelle nostre relazioni. Tra i luoghi comuni da sfatare, allora, c’è anche quello del caffè che “ci rende nervosi”? Assolutamente sì! Se siamo in grado di conoscere, riconoscere e gestire le nostre emozioni, niente di meglio di un piccolo aiuto per trovare la forza di reagire: essere nervosi non è che il sintomo di un malessere, il campanellino d’allarme che ci segnala che qualcosa non va. Perché dunque ignorare il segnale e continuare ad accumulare tensione fino alla sua esplosione?

Cogliamo tutti i segnali che ci parlano di noi e trasformiamoli, con resilienza, in opportunità di cambiamento. Troppo facile attribuire a cause esterne la responsabilità di ciò che, come le emozioni, appartiene a noi e a noi soltanto. Se siamo nervosi quindi, perché prendersela con il caffè? Forse perché, come il pulcino di vecchia memoria, è …“piccolo e nero” ??

 

 

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