Il valore dell’attesa…anche di un buon caffè

Il valore dell’attesa…anche di un buon caffè

Raramente ci fermiamo a riflettere sui comportamenti e sulle abitudini che assumiamo e così, con l’andar del tempo, siamo sempre meno in grado di cogliere quei piccoli segnali che ci indicano che qualcosa d’importante si sta modificando, a livello individuale e sociale.

Improvvisamente ci troviamo davanti agli occhi nuovi fenomeni di costume – ovvero il prodotto finito delle trasformazioni che nel tempo si sono consolidate – senza esserci accorti  di  quando e come si sono creati. Analizziamo ad esempio il nostro rapporto con il tempo.

Oggi viviamo in un mondo che della locuzione “in tempo reale” ha fatto la sua cifra. Quello del “tutto e subito” è un concetto che sta imperversando, non solo in ambito tecnologico – dove l’uso del web può garantire effettivi vantaggi, in quanto semplifica e velocizza operazioni che un tempo richiedevano sforzi economici, spostamenti e inutili lungaggini per essere portate a termine – ma anche nella sfera emotiva di ciascuno di noi. Non sappiamo più aspettare, ecco qual è la verità.

L’attesa è divenuta il nemico da sconfiggere, l’ostacolo da aggirare, anche a costo di riempire il vuoto di qualche istante, compiendo le più futili attività.

Da uno studio effettuato in Inghilterra è emerso che, nella media, si perde la pazienza dopo soli 8 minuti e 22 secondi, sia che si tratti di un’attesa al telefono o al ristorante. Al computer poi, il tempo di tolleranza si riduce: la soglia di sopportazione si abbassa a 1 minuto per un download e l’umore inizia ad alterarsi, raggiungendo il picco negativo, dopo 5 minuti e 4 secondi di attesa.

Pensiamo anche all’ansia con cui attendiamo la risposta a una mail, che ci aspettiamo sia immediata, o al nervosismo che ci genera non ricevere immediatamente un whatsapp di risposta, dopo aver visto comparire la fatidica doppia spunta blu.

Che dire dei piccoli gesti quotidiani e delle abitudini di un  tempo?

Pensate qual era il piacere che si provava nel prepararci un buon caffè con la vecchia caffettiera napoletana di “Eduardiana” memoria: l’acqua, la miscela e, in tempi ancor più remoti il macinino di legno. E poi l’attesa….il rumore del caffè che sale, il vapore che esce dalla moka, l’aroma che si espande nell’aria…

Anche queste erano piccole coccole, che un tempo concedevamo. Oggi queste reazioni ci dimostrano come ormai si sia perso il piacere della pausa.

Fermarci per goderci l’attimo che stiamo vivendo, rispettare i ritmi e i tempi della natura (a proposito: avete mai visto un albero che metta le foglie in inverno per non perdere tempo?) vuol dire rispettare in primis noi stessi e le nostre esigenze.

Stiamo confondendo la lentezza con l’inerzia e non ci rendiamo conto che un momento di ragionevole attesa, tra un’azione e l’effetto che produce, non ci immobilizza affatto ma, al contrario, ci consente di muoverci in una dimensione che sempre più tendiamo a trascurare: quella del pensiero e della riflessione.  Ed è solo pensando e riflettendo che possiamo apprezzare ciò che ci circonda.

Se è vero quindi che l’esperienza più bella è data dal viaggio, non dalla meta che si raggiunge, aspettiamo con calma che il nostro caffè sia pronto e intanto… godiamoci l’attesa!

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