Tra maschere fantasmagoriche e caffè in purezza!

Tra maschere fantasmagoriche e caffè in purezza!

Cosa si cela dietro una maschera di Carnevale? Di certo un volto, ma ancora più certamente una storia millenaria!

In tanti si sono dedicati alla ricerca del significato della parola maschera e molti concordano sul collegare la sua origine al termine arabo ‘mascharat’, importato in occidente all’epoca delle crociate, che tradotto significa ‘scherzo’ o‘burla’.

Più dell’etimo interessa la funzione della maschera usata già in età preistorica per mettere in comunicazione il mondo umano con quello degli spiriti o degli antenati.
Non è un caso che la maschera somigliasse, quanto più possibile, allo spirito umano o animale con cui si voleva entrare in contatto, celando la vera identità di chi la indossava.

Tanto di questo glorioso passato lo ritroviamo oggi in maschere africane fatte di piume, erba, ossi e altri oggetti considerati necessari per invocare gli Dei e liberarsi del male.
Maschere che sfilano, ballando la samba, durante uno dei carnevali più famosi al mondo: quello di Rio de Janeiro!
A colorare questa festa piena di ritmo e di brio, che si ripete dalla metà del 1600, sono costumi molto elaborati che richiedono mesi di preparazione ed eccellono per sfarzo e scintillio: un’esplosione di piume, lustrini e decori complessi che riempiono gli occhi di meraviglia!
Una festa guidata dal re di tutte le maschere: Rei Momo, un buffone a cui il sindaco consegna simbolicamente le chiavi e la fascia della città, accompagnato da una regina, scelta per la bellezza e la bravura nella danza della samba

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Rei Momo è protagonista anche del secondo carnevale più importante del Sud America: quello di Barranquilla, in Colombia, celebrato ogni anno dal 1888 e diventato, nel 2003, Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco!
Anche qui Rei Momo sfila al fianco della regina e rappresenta
lo spirito dello scherzo, il figlio della notte e del sogno oltre che il protettore di tutti coloro che, durante il Carnevale, si danno agli eccessi. Un altro grande protagonista delle celebrazioni colombiane è Joselito, simbolo della gioia di vivere.

A movimentare l’evento sono anche tanti balli diversi, ognuno danzato da una maschera particolare:

  • la danza del Garbato: uomini vestiti da scheletro con in mano una falce celebrano la vittoria della vita sulla morte, ballando da soli o in gruppo
  • El son de Negro: danza in costume ispirata gli schiavi di origine africana provenienti dalle coste caraibiche. Ragazzi pitturati di nero su tutto il corpo, con la bocca spiccatamente rossa e la lingua fuori in segno di scherno e disprezzo verso i padroni, divertono durante la sfilata con facce ridicole e linguacce rivolte alla folla!

  • Il Congo: una maschera fatta con un cappello altissimo che raffigura un animale camuffato in mezzo a fiori di ogni forma e colore e dotata di un machete che si esibisce in una danza di guerra e di liberazione dagli oppressori!

Carnevali di razza come questi sono legati a doppio filo alla storia e all’aroma del caffè che in questi Paesi raggiunge vette di rara bontà.

Pensiamo per esempio alla nostra monorigine Puro Brasile Santos Cereja Madura, coltivata nella regione meridionale di Minao Gerais, ad un’altitudine tra i 900 e i 1.000 metri, e sottoposta ad una accurata selezione. Un caffè che con il suo aroma delicato e il gusto dolce si è guadagnato la medaglia d’oro all’International Coffee Tasting 2006 e merita di essere assaporato durante una pausa a metà mattinata o nel pomeriggio.

Ma la mente e il palato vanno anche al Puro Colombia Antioquia che si distingue per il profumo intenso e per i sentori inconfondibili di caramello, cioccolato e cacao.

Per chiudere in bellezza, non resta che un omaggio a Milani Original Blend – la nostra miscela ottenuta dalle più pregiate qualità di caffè – e una carrellata sulle maschere di casa nostra che brillano per varietà e massima creatività.
Ogni regione, lo sapete bene, ha la sua con il suo bagaglio di colori, storia e significati simbolici.
Accanto alle più note, prime fra tutte il bergamasco Arlecchino e Pulcinella di Napoli, vogliamo ricordarne alcune meno famose ma altrettanto accattivanti:

Beppe Nappa, maschera nata in Sicilia, nel 1500 ai tempi della commedia dell’arte, adora stare in cucina, annusare i cibi e bere buon vino. Ironico e pigro, sa fare acrobazie che nessuno si aspetterebbe! Indossa una casacca e calzoni verdi troppo larghi e lunghi e un berretto di feltro.  Oggi troneggia su un carro del carnevale di Sciacca ed è chiamato ‘sindaco’. Il suo nome viene da “nappa” che in siciliano sta per “toppa dei calzoni” e, per metafora, “uomo da nulla”.

Farinella, la maschera più divertente e amata della Puglia, celebra sul trionfo al Carnevale di Putignano.  Si narra che questo personaggio sia ispirato a un fornaio che nel 1300 avrebbe salvato la costa pugliese da un attacco dei Saraceni, ideando un ingegnoso tranello.  Da semplice fornaio a eroe glorioso, Farinella diventa simbolo di saggezza e abilità popolane. Le sue vesti ricordano molte quelle policrome di Arlecchino e il suo cappello quello dei giullari delle corti medievali!

Una menzione speciale meritano, infine, i Mamuthones sardi: figure enigmatiche che sfilano in silenzio, durante una tipica processione, mentre gli Issohadores vestono in maniera allegra e sono in continuo movimento!

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