Un caffè per Babbo Natale

Un caffè per Babbo Natale

Inizia così la nostra favola di Natale…

Ludovico non si era ancora abituato a questa nuova routine. La prima elementare si stava rivelando piuttosto faticosa. Farsi dei nuovi amici non era stato facile, la scuola materna era dall’altra parte della città, quindi nessuno dei compagni si era iscritto al suo stesso istituto. Tutti tranne uno, Lollo, il figlio dei migliori amici dei genitori di Ludo che, per fortuna, lo aveva seguito e ritrovato addirittura nella stessa classe.

Le maestre si erano moltiplicate e i nomi non se li ricordava mica tutti, tranne quello della maestra di matematica. La maestra del cuore: la maestra Federica. Comunque, le cose pian piano stavano migliorando perché da lì a breve sarebbe cominciato il periodo preferito dell’anno di Ludovico: il Natale.

Le lezioni sarebbero terminate a giorni e finalmente avrebbe passato un po’ di tempo a giocare ai Giardini di Porta Venezia con il Nonno Paolo, e poi di corsa a fare merenda a casa della nonna Lina, che faceva una cioccolata con panna pazzesca.

Il giorno prima della pausa natalizia, come di consueto era il momento della recita scolastica. Lollo sembrava più agitato del solito e alla ricreazione aveva detto a Ludo: “Ti devo dire una cosa importante, ci vediamo dopo la recita?” “Certo Lollo che ci vediamo, ci vediamo tutti i giorni.”

A pensarci bene, Lollo era stato piuttosto enigmatico e a quel punto Ludo non vedeva l’ora di sapere… La recita era andata bene, senza intoppi, lui non era volato giù dal palco e ora poteva tornare a casa e vedere Lollo. Si erano dati appuntamento alle 17.00 a casa di Ludo, in cameretta, nessuno avrebbe dovuto essere presente.

“Babbo Natale non esiste, ho beccato mio padre nascondere alcuni dei regali che avevo elencato nella lettera di Natale. L’ho sentito mentre bisbigliava a mia mamma di stare attenta a non aprire quell’armadio perché Lollo non li deve vedere” “Ludo, ci hanno sempre presi in giro, il latte caldo coi biscotti, andare a letto presto per lasciarlo lavorare… sono sempre stati loro”. “E ora cosa faccio? Glielo dico oppure faccio finta di niente?”

Ludovico nel frattempo era rimasto senza parole, “secco” davanti a questa rivelazione che stava vivendo come un complotto internazionale nei suoi confronti, in cui tutti era colpevoli: la mamma, il papà, la nonna Lina, il nonno Paolo, la zia Rosa e lo zio Gianni. Tutti, nessuno escluso. Nemmeno la maestra Federica. Per Lollo era arrivato il momento di andare a casa. Ludo sarebbe rimasto li, davanti al suo albero di Natale, immobile a pensare sul da farsi.

Gli ultimi giorni di scuola prima delle vacanze natalizie scorrevano lenti, perché la magia si era spezzata e i pensieri felici svaniti. Cercava di evitare Lollo, che nel frattempo aveva coinvolto tutta la classe con la sua rivelazione, gettando non poco scompiglio. Chi gli credeva  “Io lo so già da un anno” altri che gli davano dell’impostore. Ludo aveva sospeso il giudizio, in fondo erano amici da sempre.

I nonni che erano passati a prenderlo, faticavano a capire perché Ludo non fosse elettrizzato come sempre, non potevano immaginare “che lui sapeva”. Lorenzo, Il portinaio lo aveva fermato prima di prendere l’ascensore: “C’è una lettera indirizzata a te” ma lui aveva troppe cose in mano, zaino, regali dei compagni, per leggere il mittente. Una volta in casa e poggiato tutto all’ingresso, riuscì finalmente a leggere chi gli aveva spedito la lettera. Non ci poteva credere. Era impossibile. Un trucco dei suoi genitori che avevano capito che lui “sapeva”.

La lettera giungeva da Casa Natale – 325 Santa Claus Lane – Polo Nord. “E’ impossibile” e rimaneva lì immobile, senza aprirla. Trovando dopo poco il coraggio, la lettera diceva questo: “Caro Ludovico, non ti avrei mai disturbato se non fosse importante. Qui c’è bisogno del tuo aiuto, e di quello di tutti i bambini del mondo. Il Babbo e gli elfi stanno lavorando ad un ritmo serratissimo per fare in modo che il 25 dicembre vi sveglierete con tutti i doni che avete richiesto nella lettera, ma una enorme nevicata ha impedito che ci venisse portata la classica scorta di caffè per permetterci di lavorare notte e giorno. So di chiederti molto, ma sarebbe di molto disturbo se attingessi alle scorte di casa tua e ci portassi quello che rimane? Questa notte, a mezzanotte per la precisone, partirà un treno speciale, il “Lapponia Express” che porterà te e altri bambini qui da noi al Polo Nord. Spero proprio di poter contare su di te! Ti aspetto a braccia aperte. Con Affetto, Elfo Organizzatore.”

Ludovico era attonito. Era un trucco dei suoi genitori? Non poteva dire nulla a nessuno, era incastrato. Cosa poteva fare? Ignorare la lettera o correre in dispensa e sottrarre le scorte di caffè rimaste? “Prima disfo lo zaino e poi prenderò una decisione. Anzi, faccio merenda che a stomaco pieno si ragiona meglio.” Ma la merenda era diventata l’ora di cena e lui non aveva ancora un piano.

racconto Babbo Natale

Erano le 23.30 ed erano già tutti a letto, lui anche, ma non dormiva. Era il momento perfetto per alzarsi di soppiatto, percorrere in punta di piedi il corridoio, ed entrare in cucina. Aprire la dispensa senza far rumore poteva essere un disastro, ma questa volta andò tutto liscio. Era riuscito a recuperare due pacchi di “Oro Milani”, il preferito della mamma. Chissà se si sarebbe accorta di qualcosa (certo che si sarebbe accorta, la mamma senza il suo caffè era intrattabile).

Dopo aver rifatto il percorso al contrario, si era ritrovato nel suo letto. Sudato e stanco. Talmente stanco che non si era neanche accorto che stava per crollare di sonno… e infatti.

Il risveglio non era stato di certo dei più dolci. Una frenata brusca l’aveva fatto sbattere contro qualcosa di velluto. A pensarci bene in camera sua non c’era nulla di velluto. Capirete lo sgomento di ritrovarsi su un treno, le cui poltrone erano ricoperte di un morbidissimo velluto rosso, nell’aria un profumo inteso di cioccolata calda e una signora gentile che chiedeva “Cosa ti servo di buono?”. Aveva scelto del latte caldo e miele, anche se il suo obiettivo era capire dove si trovasse.

La bambina accanto a lui magari avrebbe potuto aiutarlo. Si chiamava Elisabeth e arrivava da Londra, anche lei era stata convocata dall’Elfo e con sé aveva portato tutto il caffè che aveva trovato in casa. Ok. Non era l’unico quindi. La carrozza del treno “Lapponia Express” in effetti pullulava di bambini in pigiama, tutti piuttosto a loro agio. Avevano una missione: AIUTARE BABBO NATALE! Lollo ci sarebbe restato di stucco se avesse saputo…

Nel buio della notte, il treno sfrecciava veloce e i paesaggi cambiavano velocemente fino a diventare sempre più innevati. Ludovico aveva capito che mancava poco al loro arrivo e si sentiva molto emozionato. Il treno si era finalmente fermato. Stazione POLO NORD.

favola di natale sul caffè

Il Capotreno aveva una faccia rassicurante e li fece scendere dal treno per poi radunarli tutti in una grande piazza. L’Elfo Organizzatore non tardò ad arrivare. Era un ometto con le guance arrossate. “Ora vi porto al calduccio, vi do qualcosa per riempire i vostri pancini e poi, tutti insieme, andremo a consegnare il caffè a Babbo Natale e i suoi elfi. Stanno lavorando senza sosta da giorni e sono certo che una bella tazza di caffè cambierà loro la giornata!” Ludovico non ci poteva credere, avrebbe conosciuto Babbo Natale!

Dopo essersi rifocillati per bene giunse il momento di andare alla Fabbrica dei Giocattoli, che poi era proprio accanto alla casa di Babbo Natale. Un piccolo elfo arrivò ad aprire la porta, ma Ludo era già corso all’interno della fabbrica sperando di vederlo. E infatti dopo poco un omone dalla barba bianca si fermò proprio davanti a tutti loro “Lo sapevo Elfo Organizzatore che lo avresti fatto, sei proprio cocciuto! Disturbare tutti questi bambini per portarci il caffè… anche se ammetto che ne avevamo proprio bisogno. Il Natale è dietro l’angolo e le consegne da fare sono tante, le energie stanno pian piano svanendo. Quindi un immenso GRAZIE a tutti voi che avete rinunciato ad una notte nel vostro lettino, con i vostri cari, per stare qui con noi. Ora però devo proprio lasciarvi. Dobbiamo rimetterci al lavoro. Sappiate che avete salvato questo Natale!”

Se solo Lollo fosse stato con lui… Senza nemmeno accorgersi erano di nuovo sul Lapponia Express, direzione casa. Troppe emozioni lo avevano stancato, la cosa migliore era schiacciare un pisolino…e infatti.

Al suo risveglio era di nuovo nel suo letto “Ho per caso sognato tutto?” Strano, però, sembrava tutto così…reale. Era meglio fare colazione e godersi il primo giorno di vacanza. Nello scendere dal letto, gli cadde un pacco di caffè dalla tasca del suo pigiama…“Oddio ma allora era tutto vero!” E ora? Chi gli avrebbe creduto? Ma dopo poco arrivò una grande illuminazione. Non gli importava più, LUI AVEVA SALVATO IL NATALE di tutti i bambini del mondo, compreso il suo perché ormai non avrebbe MAI più messo in discussione l’esistenza di Babbo Natale, nemmeno dopo quello che gli aveva detto Lollo.

Intanto, dall’altra parte della casa la mamma di Ludo stava urlando CHI MI HA FINITO IL CAFFE’? PERCHE’ NON E’ PIU’ IN DISPENSA? Ovviamente la colpa ricadde sul papà di Ludo.

 

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